Laghi di Plitvice Jezera -HR-

 

 

La partenza per la nuova meta è assolutamente in condizioni poco stimolanti; Venerdi 13, è un giorno che non a tutti entusiasma imbarcarsi in un viaggio; è in atto un temporale di forte intensità che sta seminando  disgrazie in tutto il nord della penisola (come ci racconteranno i giornali del giorno dopo), abbattendo campanili e  ammazzando bestiame nell'Altopiano di Asiago. È deciso di trovarsi per le ore quattro della mattina, quando a letto ci si potrebbe stare ancora un paio d'ore almeno. I fattori sopra indicati ci danno ragione sull'idea che avremmo trovato poco traffico in autostrada, al valico Triestino e lungo l'intera Croazia.

 

Incredibilmente l'alba oltre il confine, piano piano ci accoglie senza pioggia, prima, e con il sole in seguito. Avendo superato i punti di possibile criticità e trovandoci in vantaggio sulla tabella di marcia, scegliamo di utilizzare l'autostrada croata il meno possibile per poterci perdere attraverso le naturali e  verdeggianti campagne della nazione. I paesini, le fattorie, i viottoli che conosciamo con questo  percorso, sono davvero tanti. Ai lati delle strade, vecchine con tanto di foulard sul capo, attendono dietro al loro improvvisato banchetto dei prodotti naturali, i pochi turisti che passando di la, spesso lanciano solo uno breve sguardo di curiosità, senza neppure fermarsi. Vendono soprattutto miele, formaggio  e fichi; qualcuna anche altri prodotti dei campi come pomodori, cetrioli e piccole angurie. Le più organizzate attendono sotto un grande ombrellone colorato, giusto per ripararsi dal sole d'agosto.

 

 

L'attrezzatura fotografica prevista è assolutamente al completo, sapendo che un viaggio in macchina permette scelte di questo genere e soprattutto non conoscendo esattamente cosa avremmo potuto fotografare. Dieci chili di bagaglio (Zaino Tamrac 7 Expedition) completamente pieno di materiale (compresi i carica batterie per le macchine). È una scelta sempre difficile optare per l'agilità o per la completezza dell'equipaggiamento. Arrivati in loco punteremo per un alleggerimento del carico, non essendoci tutte le possibilità/necessità  previste; Così resta a terra un corpo macchina, il biancone 100-400 gli alimentatori e qualche altro componente che saggiamente non rimpiangiamo di aver lasciato in camera.

 

Decidiamo, su consiglio del nostro nostro affittacamere Croato, di entrare dal gate 1 per poter godere dell'intero parco di laghi. Le altre entrate permettono di godere soltanto di una parte dell'intero percorso e sono più adatte alle famiglie con bambini, perchè la visita è fisicamente impegnativa. Nel nostro corredo non mancano acqua e un paio di panini, giusto per non dover dipendere troppo dalle strutture interne. Nello zaino non mancano accessori non proprio di carattere fotografico, come fazzolettini di carta per pulire le lenti e soprattutto il poncio in caso di rovesci improvvisi. Anche se lo zaino gode di una guaina di copertura (comprata a parte a otto euro a Decathon), preferisco poter coprire anche l'attrezzatura in caso di cambi repentini del tempo.

 

 

Già dal parcheggio e subito dopo dalla biglietteria per l'entrata, si nota come questi Laghi siano sempre più una grande attrazione turistica, soprattutto in pieno Agosto. L'entrata costa circa undici Euro per un giorno, estendibile a sedici per due giorni. Il parcheggio, a pagamento soltanto da pochi anni, costa circa un' Euro l'ora. Non mancano servizi di tutti i generi.

 

Dal parcheggio, si arriva all'entrata superando un primo ponte sopra la statale che scorre giusto sotto di noi; sono iniziati i primi scalini e lo zaino ben saldo alla schiena ci segnala la sua presenza. Non ci sono code e ben presto il primo sentiero si biforca permettendo così ai visitatori di scegliere secondo le proprie esigenze e attitudini il tipo di percorso da seguire.

 

 

Decidiamo di seguire l'itinerario "K" che ci porta sotto una immensa cascata che precipita da una alta e larga parete proprio davanti a noi. Una deviazione di questo itinerario, che non ci facciamo mancare, è la salita attraverso una ripida ascesa tra scalini e rampe che ci porta nella parte più alta del rilievo, proprio davanti alla cascata vista dal basso. Siamo un po' sopra la sua sommità e mentre riprendiamo fiato, con le gambe turgide ed irrorate di sangue faticosamente ci esce un sorriso di gioia e soddisfazione nel vedere questa immensa massa d'acqua precipitare verso il suolo, non lontano da noi.

 

La Canon D40 con montato il 17-40 e il polarizzatore iniziano a sparare scatti da ogni angolazione. Qui su, c'è abbastanza spazio per muoversi e per poter cambiare punto di ripresa. Scatti orizzontali e verticali per farci entrare tutto quello spettacolo paradisiaco. Per raccogliere i dettagli più difficili montiamo il manfrotto che ci aiuta nella gestione dei diaframmi più chiusi, quando i tempi scendono inesorabilmente non permettendo scatti a mano libera. Il cielo non è terso, ma la luce è buona.

 

 

Scendiamo costeggiando altre cascate più basse, laghi di medie proporzioni e moltissima flora di ogni genere. Il cammino avviene lungo passerelle in legno, non più larghe di un metro e mezzo, che devono ospitare, in alcuni momenti, l'incontro nei due sensi, di serpentoni di turisti che spesso non ostentano grandi capacità di equilibrio. Si tratta di meno di un'ora ed il nostro itinerario volge verso l'area dei battelli. C'è da dire che alcuni punti dell'intero parco hanno le indicazioni molto chiare e accompagnate da disegni che rappresentano le varie attrazioni. La vista di branchi di pesci nelle acque limpide e turchine lascia sbigottiti i visitatori. probabilmente il pesce si avvicina alle persone con la speranza di poter guadagnare qualche buon boccone. L'acqua è assolutamente trasparente.

 

L'area dell'imbarco è molto ampia ed accogliente. I prati tutti intorno danno un senso di spazio che gli angusti passaggi precedenti certamente non davano. Qui troviamo i vari servizi per riprendere fiato o addirittura per farne una meta di stazionamento. Il grande chiosco presenta una coda disarmante di turisti che per un semplice caffè non ci stimola e quindi preferiamo un sorso della nostra acqua di casa. Decidiamo di portarci in coda alla lunga fila che attende il battello che attraverserà il lago grande in modo longitudinale.

 

 

È una coda che appare molto lunga, ma i battelli elettrici sono numerosi e hanno una portata massima di cento persone ciascuno. Arrivano anche a due per volta, dimezzando e riducendo velocemente il lungo serpentone di turisti in attesa. Il tempo è variabile ed una pioggia non è da escludere. Nello salire a bordo, cerchiamo semplicemente di poterci sedere, perchè l'idea di scegliere il posto rimane una semplice chimera irraggiungibile. L'attraversata è assolutamente riposante, lungo tutta la lunghezza del lago, con il battello che scivola sulle acque senza il minimo rumore di motori.

 

L'altra sponda, al momento della discesa è piuttosto affollata e l'orientamento ci pare poco chiaro, forse a causa dell'intera massa turistica. Optiamo per la risalita sul battello, coincidenza, che ci porta poco distante, ad un'altra sponda del lago; qui è possibile noleggiare una barca a remi per poter gironzolare e magari gustarsi un buon gelato. Enormi alberi troneggiano tutto intorno e di cascate qui non ve ne sono. 

 

 

Da questa riva, i segnali ci indicano la via per raggiungere il trenino, che ci porterà, lentamente verso il nostro parcheggio (ulaz 1). Una scalinata infinita, ci permette di salire fino al piazzale dei trenini (su gomma) che portano alle varie uscite. Troviamo le indicazioni poco chiare e non capiamo su quale trenino salire, così decidiamo di percorrere un paio di chilometri attraverso la foresta, mentre il tempo sembra incupirsi maggiormente. La macchina e tutto il resto sono stati accuratamente riposti nello zaino non prevedendo alcun scatto in quel tratto.

 

Aggiunta anche questa camminata all'intera giornata, raggiungiamo la sede delle altre linee dei treni dove, non proprio chiaramente, notiamo l'indicazione per ulaz1 che ci avrebbe portato all'uscita. Si trattava di un ultimo tratto su sentiero, lungo il lago grande,  che ci avrebbe condotto ai vialetti percorsi precedentemente. Il sole si era portato ad ovest  e questo aveva cambiato completamente la luce sia di angolazione che di colore. Ripresa la 40D dallo zaino, potevo finalmente orientare la macchina con angolazioni nuove senza temere degli indesiderati controluce. Le immagini mi davano proprio la possibilità di raccogliere negli scatti, tutti i salti, le passerelle ed i laghetti che alla mattina non avevo potuto fotografare.

 

Ad ogni diradarsi della vegetazione si scorgevano punti nuovi più spettacolari. Cercavamo anche di uscire del sentiero per evitare che tutti quegli alberi ci facessero da barriere agli scatti. Qualche turista ci osservava e ci seguiva imitandoci, come se avessimo scoperto vie inconsuete e nuove. Sparendo fra le fronde degli alberi, abbiamo raggiunto un enorme masso che dominava l'intero paesaggio sottostante e che ci avrebbe regalato panoramiche indimenticabili. Bisognava salire sopra per tre, quattro metri e sotto il vuoto. Vista bellissima ed indimenticabile, paura pure. Fortunatamente prima dell'arrampicata lo zaino è rimasto a terra evitando di sbilanciare la salita. Un impegno faticoso e un po' pericoloso, ma che ci ha consentito di immortalare questo splendore della natura, con altri occhi, anzi con punti di vista davvero speciali.

 

 

Una nota tecnica che reputo piuttosto utile far conoscere è la copertura wifi è piuttosto diffusa e ben segnalata in tutte le aree turistiche compresa l'area attorno ai laghi di Plitvice. Sia per il vitto che per l'alloggio i prezzi sono assolutamente convenienti e vantaggiosi; meno i carburanti e le strade a pedaggio, che rimangono nella norma.

Alla sera, dopo un passaggio al B&B per una bella doccia rigeneratrice ed un cambio abiti, ci siamo concessi una bella cena con specialità locali, tra Ćevapčići e calamari ai ferri il tutto annaffiato da birra locale. Finendo con il mitico Pelinkovac amaro sorseggiato con ghiaccio e limone, dal sapore un po' amaro ma gradevole . Una cena che non ha superato le quindici Euro a testa, comprese le bevande. L'attrezzatura è stata volutamente lasciata in camera per poter lasciare riposare la schiena; soltanto l'inseparabile compatta ci ha accompagnati per la serata.

 

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