Fiordi Norvegesi

 

 

La stagione estiva, soprattutto nei primi giorni di Luglio, regala in queste mete a nord del vecchio continente una esperienza assolutamente nuova ed entusiasmante; il sole con la sua luce è presente per una grande quantità di ore durante l'intera giornata. Più si sale verso nord dalla capitale Oslo, più le giornate ti regalano luminose ore con albe e tramonti dai ritmi lenti, con quel bagliore che cambia lentamente, molto lentamente. L'ideale per poter raccogliere scatti con luce tenue e morbida, ricca di tonalità calde e rossastre che sembrano aspettare il fotografo, il pittore, il poeta, per essere raccontate, ricordate in ogni loro dettaglio, per raccontarsi così fragili tra giorno e notte il tempo che sfuma.

Il raggiungimento dei fiordi è stato programmato, attraverso le vie d'acqua, arrivando direttamente dal mare. Una scelta, questa, che ci ha permesso di visitare un numero insenatura maggiore in un tempo minore, saltando però, l'entroterra Norvegese con i suoi boschi ed il suo territorio allo stato naturale ed incontaminato. Le visite a terra sono state comunque preparate per poter vedere, rapidamente, questo paese che per una superficie come l'Italia, ospita meno di cinque milioni di persone. L'attrezzatura è stata impostata prevalentemente più sulla leggerezza sacrificando di portare alcune lenti importanti ma pesanti. La necessità di portare un solo corpo macchina non ha penalizzato il lavoro eseguito. Persino il grip della mia 40D è rimasto a casa in nome della leggerezza.

 

 

Percorrendo l'intero fiordo Ausalndsfiord, abbiamo toccato terra nel villaggio di Flam, paesino turistico piuttosto piccolo, che vede il suo sviluppo soprattutto dalla presenza di una rete ferroviaria minore che in trequarti d'ora porta a Myrdal situata sulla più trafficata linea ferroviaria che unisce Bergen ad Oslo. Il percorso attraverso le montagne, prevede numerose gallerie. Il paesaggio alterna piccoli agglomerati di casette rosse e finestre bianche con grandi pascoli e valli dorate. Il tempo è piuttosto fresco con repentini cambiamenti tra sole e pioggia. Il treno, con le sue carrozze verdi, ricorda molto un modellino per il plastico; sono vagoni allestiti in modo essenziale, con panchine da tre posti, in legno che occupano l'intero scompartimento. I finestrini sono dei generosi belvedere dai quali si segue con lo sguardo il salire faticoso del convoglio attraverso lussureggianti paesaggi collinosi, attraversati da piccoli ed imprevedibili corsi d'acqua cristallina. Attraverso i finestrini, si tentano alcuni scatti, ma i riflessi sono troppo evidenti e la speranza di catturare splendidi paesaggi naturali, presto svanisce riportantandoci con le spalle allo schienale consci di dover aspettare qualche fermata intermedia.

Infatti. dopo un quarto d'ora il convoglio si ferma e la guida che ciaccompagna sul vagone ci spiega che stiamo per scendere per una tappa importante. Certo la breve sosta presso le cascate di Kjosfossen merita dei pregevoli scatti quasi contro luce, tra le rocce in ombra e scure, fino al cielo azzurro, spazzato di nuvole bianche e grigie d'avanti al sole. Scatti da tecnica HDR, giusto per raccogliere, almeno visivamente, un indelebile ricordo di quello scrosciare di acqua cristallina che rimbalza da secoli sopra gli scogli. Eseguo un po' di bracketing impostando tre scatti alla volta con un intervallo di un diaframma da uno all'altro. La resa, anche senza la lavorazione HDR, mi permette comunque di scegliere lo scatto più adeguato riducendo a zero le esposizioni da cestinare. La montagna d'acqua che ci sparisce sotto la passerella dove appoggiamo i piedi, è posta controluce ed il suo impeto rimbalza sopra gli scogli e i grandi macigni che convogliano questo spettacolo naturale, facendo salire una nuvola di vapore che ci avvolge ad intervalli. Fortunatamente la 40D è tropicalizzata piuttosto bene, e a parte la lente frontale dell'obbiettivo non si manifestano problemi all'attrezzatura fotografica.

Giunti a Myrdal sfruttiamo un'altra breve sosta in attesa della coincidenza con un treno delle linee principali della Norvegia. Il nuovo treno è di fattura meno turistica e più moderno. All'inizio  si inizia a salire attraverso un paesaggio che da collinare, cambia in paesaggio tipico di montagna con la vegetazione fitta e boscosa. Tra una gallerie ed un'altra, quando lo sguardo, può uscire dal finestrino del vagone, appaiono casette rosse più o meno  numerose che i norvegesi utilizzano come casa per le vacanze in campagna. Le case rosse sono indice di case umili, di campagna tinte col rosso facilmente reperibile, anche dal sangue del bestiame. I contadini non potevano sfoggiare altri colori.

 

 

Il nostro viaggio prosegue verso la valle Raundalen, fino al paese di Voss, che si affaccia sul lago di Vangs. Centro principalmente turistico, sia d'estate che d'inverno. Un'antica chiesa in stile, con attorno adagiato al fianco un suggestivo cimitero ricco di lapidi e piante che girano tutto intorno al tempio è posto proprio in centro al paese e suggerisce una pausa di raccoglimento. La luce nella chiesa di pietra grigia, entra faticosamente dalle strette ed alte finestre. Girando tutto attorno si scorgono bellissime piante e cespugli infiore. Da questo punto continuiamo in pullman in direzione Stalheim, percorrendo la più ripida strada dell'intera Norvegia. La pioggia che si alterna spesso in questo paese, si fa più fitta e dispettosa. L'autista del pullman inizia un percorso mozzafiato, con tornanti che sfiorano le rigogliose cascate. Assolutamente un percorso emozionante grazie anche alle condizioni meteo che non migliorano. Raggiungiamo e ci fermiamo al lago di Oppheim uno specchio d'acqua non tanto grande che riflette il grigio del cielo in quel momento. Sulle rive di questo specchio d'acqua, si ripetono ogni anno incontri di carattere storico, con rievocazioni delle gesta vichinghe. Una decina di capanne vichinghe fanno da attrattiva per i turisti per promuovere le origini di questo grande popolo. Alcune imbarcazioni del tempo realizzate con meticolosa precisione storica sono adagiate sui prati. Alcuni volontari, raccontano gli usi e i costumi degli antichi norvegesi, proprio davanti alle loro capanne, vendendo prodotti naturali della pastorizia da loro preparati. C'è anche il classico giovane, alto, barbuto e biondissimo vichingo che si fa fotografare dai turisti, dondolando tra le spalle una lunga chioma di capelli che sembra di stoppa, per raccogliere un po' di fondi destinati al loro autofinanziamento.

 

 

La produzione ittica in questa nazione è di rilevante importanza, ed è proprio a Geirangen, un paesino da presepe, che abbiamo la possibilità di assagiare alcune specialità del posto. Dal salmone fresco a quello affumicato, all'aringa per una lunga serie di degustazioni accompagnate da una torbida birra grezza, anch'essa del posto, per finire con un assaggio di balena affumicata, prelibatezza rara anche da queste parti. La pioggia ci ha abituati ai suoi arrivi improvvisi e intensi, tanto che in questi posti ho imparato ad avere con me, sempre, almeno un sacchetto di plastica, giusto per evitare di scoprire che la mia canon 40D e i relativi obbiettivi non sono più ben tropicalizzati. 

 

 

La scelta di raggiungere la nuova meta in battello è stimolante, ed il giorno seguente, partendo da Stavanger, maggior centro petrolifero della nazione, ci imbarchiamo percorrendo uno dei più suggestivi fiordi. La giornata è splendida e pur essendoci abituati al fresco di queste latitudini, ci copriamo attentamente perché la trasferta sarà su di un agile e veloce battello. Il percorso è piuttosto lungo e il battello percorre la prima parte dell'itinerario a notevole andatura, permettendoci però di non perdere i paesaggi lungo le sponde che si specchiano nel fiordo, dove qua e là sbucano ridenti paesini con le tipiche casette rosse o bianche. Il fiordo, proseguendo, si fa più stretto e selvaggio. Scatto prevalentemente con il grandangolo 17-40 abbinato al polarizzatore, per poter inserire nelle immagini parti di cielo che è sempre accompagnato da nuvole cangianti. L'acqua fredda e limpida con un colore verde blù sembra nascondere qualche segreto nei suoi abissi. In questo fiordo le montagne circostanti si stagliano verso il cielo tanto quanto si immergono nelle acque.

 

 

Raggiungiamo, a motore al minimo, la riva sinistra dove la guida ci indica la presenza di foche in acqua, proprio d'avanti a noi. Poco lontano, escono da un pertugio scavato nella roccia, alcune capre selvagge, mentre l'acqua viene sfiorata da numerosi uccelli in cerca di prede. L'uso di una focale lunga si fa obbligatorio e decido quindi di montare il 24-105 che mi permette di raccogliere l'intimità di questa famigliola senza perderne i contorni domestici. Siamo nella parte più naturale del fiordo, proprio verso l'interno, lontani dal mare. È un piccolo paradiso di varie specie fauna che qui sembra nascondersi alla massa di umani che popolano i fiordi.

Pensare di visitare i fiordi norvegesi senza una tappa a Bergen è assolutamente improbabile. Come importanza sotto il profilo della pesca e della attività legata al mare Bergen ha una lunga ed articolata storia che si perde fino ai tempi dei vichinghi. La parte più caratteristica è la città vecchia, con le sue case in legno colorate che sembrano sostenersi a vicenda, l'una con l'altra fino a formare una lunga riga di facciate variopinte che si specchiano sul fiordo antistante. Un ricco dedalo di ballatoi, pianerottoli e passaggi ci permettono di attraversare l'intero complesso storico di Berger. Sembra una Casba del nord che fa pensare che fosse utile ai marinai di un tempo per evitare certe frequentazioni o per ritrovarsi di nascosto, lontani da occhi indiscreti. Sbilenche, con passaggi bassi e locali angusti, la vecchia Berger mantiene un certo fascino storico.

 

Il mercato con i banchetti, qui, è molto attivo, soprattutto per la vendita del pesce. I colori, i movimenti e la predominante arancione del salmone diventano ingredienti eccellenti per scattare attimi così suggestivi, ripresi magari con un bel grandangolo. Sono scatti di tipo "street" tipico dei mercati e delle genti che si incontrano, con colori molto ridenti e vivaci. Vasche di gamberi e aragoste sono presenti tra i banche del mercato. C'è senz'altro una dominante arancione regalata dai salmoni preparati in tutti i modi, affiancati da marroni blocchi di balena affumicata davvero gustosa.

 

 

Pochi però, sono i venditori locali che hanno lasciato il posto a i molti stranieri che risiedono a Bergen; Spagnoli, Italiani,Francesi e molti altri propongono le specialità locali con grande attenzione e cura. La città che conta duecentocinquantamila abitanti, è davvero accogliente e ben realizzata. La grande piazza centrale ne è il cuore e qui si trovano caffè, pub e altri locali molto frequentati da persone di tutte le età. L'isola pedonale è utilizzata, oltre che per il passeggio, anche per scorrere in skateboard. Non è raro incontrare artisti da strada come giocolieri, suonatori, pittori con tanto di tavolozza e pennelli.

 

 

Il turismo qui è indubbiamente una fonte di guadagno rilevante per i locali, che sanno accogliere apertamente chiunque giunga a Bergen. I norvegesi del posto sono una diventati una minoranza dovuta alla loro tolleranza nei confronti dei numerosi lavoratori stranieri che ricoprono i ruoli sociali più umili. Bergher con i suoi duecentocinquantamila abitanti, grazie ai suoi giacimenti petroliferi è considerata la seconda città della nazione.

 

 

La copertura wifi è piuttosto diffusa e ben segnalata in tutte le aree turistiche compresa l'area attorno ai Fiordi principali. Sia per il vitto che per l'alloggio i prezzi non sono assolutamente convenienti e vantaggiosi; i carburanti e le strade a pedaggio, sono piuttosto al di sopra dei prezzi Italiani, proprio a causa del cambio sfavorevole con il fiorino Norvegese che tra l'altro è molto più gradito delle nostre Euro non raramente rifiutate.

L'idea di avere giornate di oltre venti ore è assolutamente disorientante, soprattutto se si pensa di poter avere un po' di luce per poter fotografare. Il tramonto, che normalmente tendiamo rapidamente ad immortalare, prima che il sole venga inghiottito in un baleno, qui su, oltre Bergen, avendo superato il sessantesimo parallelo, le cose cambiano. Il tramonto è eterno; c'è tutto il tempo di scattare, provare e riprovare, spostarsi a destra o a manca. Davvero una momento (lungo, lungo) magico.

 

 

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