Carnevale di Venezia

 

 

Considero il Carnevale di Venezia una doppia festa; la gioia del pubblico e dei turisti prima di tutto e la grande soddisfazione delle maschere stesse. Gli attori del Carnevale sono proprio le maschere, sia i gruppi che il singolo individuo, persone che hanno aspettato questi giorni per un anno intero. Ho potuto constatare di persona, quello che può essere la grande preparazione alla manifestazione che culmina nella esposizione stessa della propria maschera. Il costume, i dettagli ed accessori necessari, l’alloggio, il viaggio e tutto ciò concerne la scesa in campo in un Carnevale così importante e così sentito da migliaia di persone.

 

La possibilità di poter fotografare queste splendide maschere necessita naturalmente di un certo allenamento e conoscenza del luogo per evitare di dover essere sopraffatto dalla grande massa di gente che si concentra per le zone centrali di Venezia. Frequentando i numerosi gruppi di maschere, si può cercare di instaurare un feeling che permetta di organizzare degli incontri meno affollati.

 

Questa premessa è necessaria per poter identificare l’attrezzatura da portarsi per tutta una giornata su e giù per ponti, fra le calli affollate come reti di sardine, dove la borsa rischia di essere agganciata a qualche sbadato turista che viaggia in senso opposto. Questo è stato uno dei motivi che mi ha portato ad optare per uno zaino piuttosto capiente (Tamrac expedition 7x) dove poter tranquillamente inserire l’attrezzatura fotografica più qualche altro indispensabile e utile oggetto non direttamente collegato alla fotografia (acqua, kway e qualche snack). Per scelta personale non ho portato il cavalletto, sapendo che avrei perso gli scatti della sera che sono i più suggestivi, ma ho preferito essere leggero; Sarà per un’altra volta.

 

La scelta del giorno ha indubbiamente la sua importanza perché la prima regola e quella di evitare i giorni festivi, prefestivi e i giorni di Giovedì e Martedì Grasso. Quest’anno ho puntato sul Lunedì, penultimo giorno di Carnevale a Venezia. Volendo avrei potuto distribuire l’intero servizio in due o più giorni per poter avere più tempo che mi avrebbe permesso una maggior coinvolgimento alla manifestazione stessa il che avrebbe portato non pochi vantaggi.

 

Non essendo nuovo a questo tipo di festa e concentrandomi più con alcune maschere ho preferito raccogliere i miei scatti in una sola giornata. Gli accordi raccolti mesi prima, con i vari gruppi di attori mi ha permesso di pianificare un certo schema di spostamenti attraverso la città in armonia con i miei modelli giunti da tutto il mondo per questa splendida festa.

 

La zona delle Zattere è senz’altro un set meraviglioso per scattare delle fotografie a figura intera, perché lo spazio non manca e i turisti sono meno concentrati. Fotografare due o tre attori a otto, dieci metri non sempre riesce semplice ed è per questo che si cercano zone adatte. Con distanza del genere si riesce a tenere pulito lo sfondo da altri fotografi o passanti e si può collocare il soggetto nell’ambiente circostante in modo più naturale e semplice. Lo sfondo potrà essere sia lungo la riva e quindi avendo la sponda opposta che regala scenari suggestivi, sia verso l’interno tra case con bifore e trifore, oppure gli scuri in legno colorato che fanno da scenario ad alcuni ritratti con giusta inclinazione. A mezza mattina il sole potrebbe disturbare proponendo inquadrature fra luci forti ed ombre profonde. La giornata di quest’anno ci ha regalato il cielo coperto che si rivela sempre vincente con la sua luce uniforme e dolcemente distribuita.

 

Come spesso accade, in queste occasioni, mi sono divertito a tralasciare alcuni obbiettivi blasonati per utilizzare un umile 50ino Canon f1:1.8 che su sensore APS-C mi portava ad avere sulla mia 40D un 80 millimetri perfettamente adatto per ritratti e piccoli gruppi ambientati nel contesto carnevalesco veneziano. L’utilizzo del 17-40 e del 24-105 mi sono stati di supporto e spesso montati sul secondo corpo macchina (400D) per variare velocemente il punto di ripresa. Pur preferendo i ritratti e quindi utilizzando ottiche di media lunghezza ho cercato di alternare riprese con maggior angolazione per rappresentare il contesto, il luogo e questo non è un particolare da poco essendo Venezia la location protagonista degli scatti. Le maschere andavano fotografate perché erano a Venezia e non isolate come spesso può essere necessario fare.

 

Con i gruppi che da anni mi incontro, ho una maggior possibilità di eseguire scatti che mi soddisfino perché il feeling, l’armonia e l’abilità di questi amici attori è ormai di stile professionistico è ciò permette a chi scatta di accennare soltanto alcune indicazioni, scatto dopo scatto. L’esibizione delle maschere più avvezze a questo ruolo e quasi una danza, uno schema di figure che girano e si alternano senza mai lasciare un momento di vuoto o di monotonia inventando posa dopo posa, scatto dopo scatto un festival di immagini solo da fotografare. Dal vibrare del ventaglio, al giocherellare con l’ombrellino da nascondersi dietro un ricamato fazzoletto fino al mostrarti con la mano una sfera luccicante che ti regala innumerevoli giochi di riflessi e immagini che vi si specchiano, tra il vero e l’apparente il certo e l’incerto.

 

L’importante per una giornata fotografica di questa manifestazione è la necessità di cambiare lo sfondo, la zona di ripresa, evitando di accumulare scatti che si scostano di poco l’un l’altro. Verso mezzogiorno il sole si mostra un po’ più forte e noi ci spostiamo in un’altra zona della città prima di mettere sotto i denti qualcosa. Mano a mano che la giornata avanza i fotografi attorno a me aumentano e la libertà di movimento si riduce in proporzione al luogo che utilizziamo. Una corte, proprio in fronte alla Riva degli Schiavoni, diventa un nuovo set; è tranquillo qui e la grande massa di turisti ci scorre a poche decine di metri senza che noi possiamo esser visti. Questa è una delle magie di Venezia. Un campiello ampio, con alberi e due bellissime vere da pozzo che vengono subito utilizzate per i nostri scatti. Ci distribuiamo, maschere e fotografi in vari angoli del campo formando vari gruppetti in modo assolutamente spontaneo. Scattiamo a volontà cambiando angolazioni e focali, provando riprese nuove ed inconsuete, dopodichè ci spostiamo autonomamente verso un altro gruppo e così fanno gli altri fotografi. Maschere, angoli e fotografi girano per quasi un’ora in una bellissima atmosfera di armonia e lavoro.

 

È giunta l’ora per uno spuntino ed ognuno si arrangia a proprio modo. Non è soltanto il momento di mandar giù un boccone, ma si inserisce una pausa anche per altre necessità fisiologiche; possiamo sederci e soprattutto poggiano le pesanti attrezzature a terra, che per tutta la mattina ci siamo portati attaccate dietro. E il modo per un primo veloce bilancio su come sta procedendo il lavoro, così qualcuno scorre attraverso il display della sua macchina gli scatti realizzati. Spesso questi eventi permettono a molti fotografi di incontrarsi o di conoscersi ed intavolare delle piacevoli chiacchierate sorseggiando un “ombra” di vino. Spesso ritrovo fotografi che per un anno non avevo più visto o sentito e ci si ritrova proprio li nello stesso campiello e magari nello stesso bar. Probabilmente non c’è nulla di strano perché lo schema di queste giornate è facile che si ripeta in diversi passaggi.

 

Dopo la pausa, con in bocca ancora il gusto del caffè, ci si dirige verso campo San Zaccaria, dove è consuetudine ritrovarsi in gran numero, maschere e fotografi. Infatti lungo tutto il perimetro del campo, nel lato al sole sono disposti i nostri modelli pronti per nuovi scatti. In questo atto della nostra rappresentazione avviene un gran mescolamento soprattutto per quel che riguarda le maschere e così le nostre reflex ripartono a scattare nuovamente. I fotografi che si assiepano a questo palcoscenico sono anch’essi da osservare se non da fotografare per le curiosità che qualche volta stimolano. Alcuni con enormi cavalletti con montata una compatta da duecento grammi, altri con staffe dove hanno collocato due macchine uguali, giusto per gli scatti in 3D. Obbiettivi da safari, macchine da migliaia di euro, gente truccata che sono un po’ maschera e un po’ fotografo. Davvero un gran bazar fotografico da migliaia di euro.

 

Il sole si è spostato e l’orologio si è portato verso le tre e mezza e così, come di consueto, sappiamo che è ora di prepararsi per le foto più romantiche; Infatti per il tramonto, che si prospetta abbastanza pulito, ci dirigiamo all’imbarco per traghettare alla nuova Location dove concludere la giornata.

Ci siamo imbarcati sul vaporetto che ci porterà proprio di fronte alla riva degli Schiavoni, e più precisamente all’Isola di San Giorgio, luogo perfetto per ritrarre i nostri gruppi di maschere con un fondale unico: Piazza San Marco, con tanto di Campanile e del Palazzo Ducale illuminato di luce giallastra. Quando arriviamo al pontile di San Giorgio già scendendo, ci rendiamo conto che siamo un po’ in anticipo. Pochi fotografi e nessuna maschera. Sappiamo che è questione di qualche decina di minuti e così ci sediamo sulle passerelle per l’acqua alta che sono posizionate un po’ ovunque lungo la piazza.

 

Ci siamo messi ad osservare i battelli che in modo cadenzato e metodico attraccano all’isola e a cercare qualche maschera. Così infatti avviene e barca dopo barca arrivano le maschere, sempre più presenti sui vaporetti che arrivano mentre quelli che tornano indietro verso San Marco sono mezzi vuoti. La piazza di San Giorgio, davanti alla chiesa, si anima sempre di più e maschere e fotografi si stanno riversando copiosamente ad ogni sbarco di vaporetto. Noi siamo già pronti e riposati e iniziamo a scattare per l’ultimo atto di questa giornata, mentre il sole mieloso si fa sempre più rosso e grande, scaldando l’aria e tutto quello che incontrano i suoi raggi d’oro. È davvero un carnevale di colori e contrasti di bagliori e riflessi, sulle maschere, sulla piazza San Marco così lontana e così vicina con un buon tele innestato al momento giusto. Palazzo Ducale con questa luce è completamente d’oro e più in alto il cielo è azzurro e blu, fino a diventare scuro. Sulla riva hanno già acceso qualche luce e qualche lampione e Venezia ostenta il suo fascino migliore, tra i nostri scatti che non finiscono mai e qualche colpo di flash per ricordarci che stiamo giungendo alla fine del nostro meraviglioso lavoro.

 

 

 

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